Piano energia e clima - cosa chiedono gli stakeholder

Piano energia e climaIl Piano energia e clima dovrebbe non solo prevedere incentivi per le fonti e le tecnologie più avanzate, ma fornire uno scenario di medio-lungo termine per guidare gli investimenti. E’ quanto chiedono gli stakeholder nel corso di un’audizione alla Camera.

Energia e clima: cosa prevede il piano del Governo

Sei associazioni imprenditoriali fanno il punto sul Piano nazionale energia e clima, presentato nei giorni scorsi dal Governo per definire gli obiettivi dell’Italia in materia energetica e climatica. Ecco le richieste presentate alla Camera, nel corso di audizioni in commissione Attività produttive nell’ambito dell’indagine conoscitiva.

Geotermia: Italia prima in Europa, ma senza incentivi il mercato non cresce

“Nonostante in Italia abbiamo il primato europeo per la produzione di energia elettrica da fonti geotermiche, sulle pompe di calore il Paese ha una situazione molto arretrata. Eseguiamo 1.000 impianti all’anno di geotermia, contro i 23mila della Svezia, i 20mila della Germania e gli 8.500 della Finlandia. Siamo clamorosamente indietro”.

Parte da questi numeri Gabriele Cesari, rappresentante dell’Associazione nazionale di idrogeologia e pozzi d’acqua (Anipa).

La ragione del divario italiano rispetto ad altri Paesi europei? L’assenza di incentivi e politiche adeguate, che in altri paesi hanno contribuito alla diffusione di questa tecnologia, consentendo una pianificazione degli interventi su piccola e grande scala con fondi privati.

Del resto, ricorda Cesari, “da sette anni aspettiamo” un decreto per la regolamentazione degli iter autorizzativi degli impianti geotermici, “è necessario fornire alle Regioni un quadro di riferimento univoco e dare criteri per la creazione di un registro regionale e nazionale di questi impianti. Senza questo aspetto il mercato non è nelle condizioni di partire”.

Gli incentivi, a dire il vero, non mancano. L’ecobonus e il conto termico “sicuramente sono positivi, ma vanno assolutamente rimodulati” per sostenere interventi più efficienti, come le pompe di calore, sottolinea Cesari.

E chiede anche una revisione del sistema tariffario dell’energia elettrica: “È assurdo che oggi chi ha un impianto di geotermia con pompa di calore elettrica paga le accise per la produzione di fonti rinnovabili da fotovoltaico, e non abbia né una defiscalizzazione, né una tariffa agevolata più bassa in ragione dell’alta efficienza che garantiscono questi impianti”.

Il bonus ristrutturazione dev’essere più selettivo

Insiste sul capitolo incentivi anche Alberto Montanini, presidente di Assotermica: “Il piano nazionale non dovrebbe contenere tanti incentivi, ma spesi meglio. Il bonus ristrutturazione dovrebbe essere reso più selettivo, premiando i prodotti migliori in termini di efficienza e riduzione delle emissioni inquinanti. Per esempio, andrebbero incentivati “gli apparecchi ibridi” ma “non le vecchie caldaie a camera aperta”.

Parallelamente, occorre garantire una “semplificazione di norme e procedure: spesso le norme regionali sono in contrasto con quelle nazionali”, sottolinea Luigi Zucchi, vicepresidente di Assoclima.

“Dobbiamo puntare a edifici che consumino sempre meno energia e la minor quantità deve essere prodotta nel modo più razionale ed efficiente possibile. Dobbiamo pensare all’esistente però, qui si gioca la partita, perché il ‘nuovo’ o il ‘ristrutturato’ integralmente ogni anno pesa all’incirca il 3% del totale, quindi è sull’esistente che dobbiamo giocare la partita dei prossimi anni, definendo una strategia di lungo periodo per la riqualificazione energetica degli edifici, molto spesso energivori e obsoleti, con strategia di lungo periodo”.

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Decreto rinnovabili e Capacity Market: occorre sbrigarsi

“La transizione energetica in atto a livello europeo richiederà a Paesi come Germania, Francia e Polonia di operare scelte molto dolorose e costose per ridurre la propria piattaforma produttiva, basata soprattutto su carbone e nucleare. L’Italia al contrario parte da una situazione meno sfavorevole: abbiamo un sistema elettrico molto avanzato, già fortemente decarbonizzato”, dichiara Simone Mori, presidente di Elettricità Futura.

Una vantaggio iniziale che va sfruttato pienamente, fornendo alle aziende uno “scenario di medio-lungo termine per stabilire le scelte d’investimento di oggi”.

E benché i target indicati dal Governo nel Piano nazionale energia e clima “siano sufficientemente ambiziosi e realistici”, è fondamentale che a tali obiettivi “si accompagnino misure concrete che consentano di mettere in moto la macchina degli investimenti da subito”.

Si tratta, da un lato, di far partire il decreto rinnovabili: “per un sistema che deve investire 4 miliardi l’anno, le fasi di pausa fra un provvedimento e l’altro rappresentano un grande rischio”, sottolinea Mori.

Decreto rinnovabili - le Regioni bocciano gli incentivi

Dall’altro, è decisivo “avviare quanto prima il Capacity Market: per farlo è necessario sostenere le centrali elettriche che facciano da backup per fornire riserva e sicurezza a un sistema che ne ha bisogno”. E i tempi, in questo caso, sono stretti: “vanno fatte partire le aste quanto prima, entro fine anno, per far partire dei contratti sottoscritti. Senza questi investimenti non si centra il target rinnovabili e non si elimina il carbone”.

Biodieles: incentivare la raccolta dei rifiuti e controllare i prodotti esteri

Secondo Delia Francese, segretario generale di Assobiodiesel, il Piano dovrebbe intervenire maggiormente per sviluppare le filiere nazionali del biodiesel, segmento industriale oggi colpito da una fortissima competizione.

Si tratta in particolare di agire su due fronti: “Potenziare e consentire lo sviluppo di filiere nazionali, incentivando la raccolta dei rifiuti, e allo stesso tempo aumentare i controlli doganali sui prodotti provenienti dall’estero”.

Valorizzare GPL e GNL

La presidente di Assocostieri, Marika Venturi, insiste su due fonti. Il GPL, da un lato, che “rappresenta un combustibile alternativo da considerare strategico per contribuire alla transizione energetica”, purché “vengano favoriti i punti di rifornimento stradale” e si punti sul ruolo importante di questa fonte nell’autotrazione, “visto che può contare su una logistica consolidata”.

Il GNL, dall’altro, che svolge un ruolo decisivo alla luce del suo “potenziale nel settore marittimo, nel trasporto stradale pesante e per la diversificazione e la sicurezza dell’approvvigionamento gas”.

Nel concreto, “sul trasporto marittimo sarebbe bene consentire lo sviluppo di infrastrutture anche con interventi fiscali per depositi o distributori, esenzioni delle accise per l’uso marittimo e la riduzione delle tariffe portuali”. Ma anche “l’introduzione di un’area Seca (Sulphur Emission Control Area, ndr), procedure di bunkeraggio e incentivi per la conversione delle flotte navali e la realizzazione di bunkerine per rifornire i depositi costieri e le flotte navali”.

Per il trasporto stradale pesante “servono interventi sulle infrastrutture, incentivi per l’acquisto di mezzi e il mantenimento di una fiscalità agevolata”, mentre sul fronte della sicurezza energetica “è importante proseguire il lavoro per assicurare una diversificazione degli approvvigionamenti”.

Infine, sui biocarburanti “serve l'eleggibilità del biodiesel avanzato, l’incremento della soglia all’1,7% anche con grassi animali e specifici meccanismi incentivanti per biocarburanti nel settore avio”. In conclusione serve “un quadro normativo razionale e regolatorio certo e stabile e l’individuazione di un processo di benchmark nazionale rispetto a quello europeo ma anche disciplinare in modo omogeneo il quadro prescrittivo e la verifica di ottemperanza”.

Puntare sul teleriscaldamento

Il tasto su cui insiste l’amministratore di A2A Spa Luca Valerio Camerano è il teleriscaldamento, “un sistema efficiente e ad impatto zero”, che “oggi si trova in una condizione potenziale di rallentamento, proprio perché non esistono strumenti che consentono lo sviluppo delle reti". "Il nostro auspicio è che si possa dar seguito con urgenza al decreto che consente la capacità di estensione delle reti di teleriscaldamento”, conclude.

Aiget: stop agli incentivi in bolletta

Rendere il settore energetico concorrenziale, completandone la liberalizzazione, eliminare gli incentivi in bolletta e sostenere l’innovazione. Sono i tre punti chiave indicati da Massimo Bello, presidente dell’Associazione italiana di grossisti di energia e trader (Aiget).

“L’unico modo per ottenere un settore energetico concorrenziale è far sì che ci sia una concorrenza ad armi pari tra gli operatori. Un primo punto saldo per il settore energetico è completare la liberalizzazione del mercato energetico”.

La data prevista per il passaggio definitivo al mercato libero per luce e gas, previsto per luglio 2020, “dovrebbe essere mantenuta”, sottolinea il presidente di Aiget.

Parallelamente, Aiget propone lo stop agli incentivi in bolletta compresi negli oneri generali di sistema, il sistema degli incentivi dedicato all'energia prodotta da fonti rinnovabili e assimilate. “Gli oneri di sistema sono il termometro del livello che hanno raggiunto gli incentivi in Italia”, sottolinea Bello, che sottolinea la contrarietà dell’associazione “all’introduzione di nuovi incentivi che poi gravano sulla bolletta finale del consumatore. Siamo favorevoli invece a meccanismi che permettano diversi livelli di coinvolgimento della pubblica amministrazione, come i PPA”.

E conclude con una valutazione positiva di “tutto quel che è sostegno all’innovazione e alle nuove forme di mercato: ad esempio la demand-response per le utenze di piccola taglia, o l’energia peer-to-peer”.

Assocarboni: eccessivo il phase-out al 2025

Al contrario di quanto accade in altri Paesi europei, sottolinea il presidente di Assocarboni Andrea Clavarino, l’Italia vanta un mix elettrico unico, composto per il 45,4% dal gas naturale e per il 28,5% da fonti rinnovabili.

Il phase-out dal carbone nel nostro Paese, quindi, è già iniziato con la chiusura di 5 centrali su 8, ma il Piano energia e clima, riprendendo la Strategia energetica nazionale, prevede l’uscita dal carbone entro il 2025. Un’ipotesi eccessiva, secondo Clavarino, non giustificata da un equilibrio tra costi e benefici: “Se chiudessimo tutte le centrali al carbone al 2025, le emissioni di co2 si ridurrebbero solo dello 0,0004%”.

“Siamo assolutamente a favore delle rinnovabili, ma proponiamo di mantenere le migliori centrali a carbone in Italia”, ha aggiunto, riferendosi a quelle più efficienti e tecnologicamente avanzate.

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