Paesi MENA: Quali prospettive per l’export italiano?

Studio Confindustria su futuro export nei Paesi MENA: Photocredit: Marco BertolaDa qui al 2030 i paesi del Nord Africa e del Medio Oriente (MENA) potrebbero trasformarsi in una nuova “terra promessa del business” per le nostre imprese, a condizione che l’Italia investa in logistica e ZES. A dirlo un recente studio di Confindustria.

Confindustria - gli accordi commerciali fanno bene all’export?

Nei prossimi 10 anni le complementarietà tra l’Italia e i MENA dovrebbero crescere ulteriormente, rendendo questi paesi - che già oggi rivestono un ruolo importante nelle dinamiche di internazionalizzazione dell’Italia - dei player di primo livello.

Secondo Confindustria, infatti, “l’area è dotata di fattori di attrattività che appaiono speculari rispetto ai punti di debolezza attuali dell’Italia”, riassumibili nei seguenti binomi:

  • invecchiamento demografico-alta porzione di popolazione in età lavorativa; 
  • domanda interna stagnante-ceto medio in espansione; 
  • fabbisogno di professioni manuali-eccesso di offerta di lavoro.

E’ attorno a queste coppie di fattori, infatti, che potrebbe giocarsi una partita particolarmente vantaggiosa per il sistema economico italiano, a condizione che il nostro Paese si doti dei necessari strumenti di gioco.

ICE: per le PMI servizi gratis per l’export

I MENA, già oggi dei partner importanti

Gli attuali legami economici tra l’Italia e quest'area sono già oggi notevoli. Il nostro Paese, infatti, detiene una quota di mercato pari al 5,3%, posizionandosi al quarto posto come fornitore dei MENA subito dopo la Cina, gli Stati Uniti e la Germania. 

I MENA sono il secondo mercato di destinazione dell’export italiano, sia in termini di presenza di PMI esportatrici, sia dal punto di vista del valore delle merci esportate.

Nell’analizzare le dinamiche dell’export, però, bisogna anche considerare che negli ultimi trenta anni c’è stata una forte ricomposizione dei fornitori internazionali dell’area a favore della Cina, che ha fagocitato quote di mercato altrui. In tale contesto la tenuta complessiva dell'Italia è stata migliore rispetto a quella di altri competitor come ad esempio Stati Uniti e Germania. Complice una serie di fattori, tra cui anche la strategia adottata dalle imprese italiane di ridurre il peso delle esportazioni verso i paesi a medio-basso reddito e aumentando invece quelle verso paesi ad alto reddito.

Ma la presenza delle imprese italiane nella regione non si limita alle dinamiche commerciali. 

Conferenza Rome MED 2019: tra i temi anche lo sviluppo economico

Anche sotto il profilo degli investimenti, infatti, l’Italia è notevolmente presente in questa parte di mondo. “I forti legami diretti che finora le imprese italiane hanno intessuto con i paesi MENA - afferma lo Studio - sono superiori a quelli realizzati dagli altri paesi europei che mediamente destinano a quest’area soltanto l’1,5% dei loro capitali investiti all’estero a fronte del 10% impegnato dall’Italia”.

Non si tratta, tuttavia, di una presenza omogenea. Il 90% dei capitali italiani, infatti, si trovano in sette paesi (Turchia, Libia, Arabia Saudita, Egitto, Algeria, Tunisia e Marocco) su diciannove in totale. Ma c’è anche un altro paese in cui l’Italia gioca tra i protagonisti. Si tratta dell’Iran in cui il 45% dei capitali europei arrivati nel Paese nel 2017, era italiano. 

Emirati Arabi - come migliorare il settore appalti e costruzioni

Perchè i MENA diventeranno sempre più importanti

Le ragioni dell'aumento dell’importanza di questi paesi per il nostro export (e non solo) sono numerose. Tra queste figurano senza dubbio:

  • La crescita della classe media che entro il 2030 dovrebbe aumentare di 100 milioni di persone;
  • Il conseguente incremento dell’urbanizzazione che comporterà un’ulteriore crescita della domanda di grandi opere infrastrutturali ma anche di case, scuole, ospedali, etc.;
  • Il fattore “logistica”, da sempre elemento importante per la regione, ma che nei prossimi decenni sarà destinato ad aumentare ancora più di peso, visto l’interesse della Cina che proprio per questi paesi vorrebbe far passare la sua “Nuova Via della Seta Marittima”.

Se a questi elementi si aggiungono, poi, i dati sulla presenza di risorse naturali (petrolio e gas) e di forza lavoro giovanile in crescita (soprattutto rapportata all'invecchiamento della popolazione italiana), il quadro diventa completo.

Questo mix di ingredienti, infatti, fa dell’area MENA una regione in cui la domanda di beni e infrastrutture dovrebbe aumentare notevolmente nel prossimo decennio, a vantaggio sia delle imprese manifatturiere che per quelle del settore costruzioni.

L’Italia è già presente nei principali paesi dell’area nella veste sia di esportatore di merci che di investitore diretto e potrebbe diventare, quindi, un ponte tra il sud e il nord Europa. 

Ma per farlo deve consolidare la sua base logistica e rendere operative le Zone Economiche Speciali (ZES) al fine di attrarre capitali privati con cui realizzare quegli investimenti logistici e portuali necessari a colmare il gap accumulato negli anni su questo fronte.

Potenziare le infrastrutture di trasporto di un paese a forte vocazione esportatrice - afferma infatti lo Studio - equivale a rafforzare la competitività internazionale del paese stesso”. Un elemento ancora più vero se si pensa che il nostro Paese è una piattaforma logistica naturale in mezzo al Mediterraneo.

Ma la posizione geografica non basta. Senza importanti investimenti tesi a sviluppare la nostra rete intermodale, infatti, non saremo in grado di “cogliere appieno le opportunità di business future provenienti sia dai MENA sia dal progetto cinese della via della Seta marittima”.

Via della Seta: accordo tra i porti di Genova e Shenzhen

Photocredit: Marco Bertola

Questo sito web utilizza i cookie! Acconsenti ai nostri cookie, se continui ad utilizzare questo sito web.