Le partite Iva contro l'emergenza economica da Coronavirus

Luigi TroianiIn pochi giorni siamo passati dalla difficoltà di interpretazione e traduzione del DL 18 "Curaitalia", quindi dalle ceneri di un decreto di difficile digeribilità e non comune complessità, alla brace del DL 23, "Liquidità".

Come nella distinzione del mondo latino fra giorni fasti e nefasti, affidati nella gestione e nella individuazione alla classe sacerdotale, e del ritorno al continuum nell'immediato successivo, il mondo avverte la necessità della riconquista della normalità, lo stato di grazia per eccellenza del negotium. Intorno al quale tutto o quasi si muove. Salvo portarsi in dono quanto di straordinario avvenuto e incamerato a sistema, scoperto e metabolizzato durante il periodo nefas.

La prima certezza, nell'alluvione normativa di questi giorni, è che il sistema di costruzione delle risposte alla crisi non si sia dotato, passaggio fondamentale in questa contingenza, delle condizioni di cornice che gli consentano di tradurre in comportamenti operativi le premesse decisionali. O meglio, che il passaggio dalla complessità normativa ai comportamenti operativi sia affidato a uno strato sottile di interpreti e traduttori, i lavoratori autonomi; quando il compito di calare nella realtà economiche le "grida" spetterebbe al corpaccione, indolente e sonnacchioso, del sistema della PA.

Cosa occorre. I bisogni del sistema. Le crisi sono da sempre acceleratori di processi; l'emergenza sanitaria ha improvvisamente fatto saltare tutte le tappe, la rivoluzione digitale in corso vedrà completata una prima fase nell'immediato dopovirus; sono cambiati in 30 giorni i paradigmi, si sono stabilite modalità relazionali di nuovo stampo; improvvisamente, è questo il regalo della criticità, la rivoluzione di questi giorni è per molti visionari un'opportunità e non un pericolo.

Servono però traduttori efficaci di questa complessità, operatori a fianco della filiera bancaria, professionisti e addetti ai lavori dotati di capacità di interpretazione e di ascolto; e occorre che questi soggetti, pur in condizioni nuove (disagio quantitativo sul piano normativo, smart working, pressione esterna disarticolata e urgenza nelle risposte di difficile sostenibilità, autorganizzazione) siano in grado di rispondere tempestivamente ed efficacemente alle istanze di chi fa impresa. Quindi procedure snelle, riduzione all'osso dei documenti da rendere disponibili per il filtro bancario, interlocuzioni interne che consentano di utilizzare un linguaggio comune.

Le risposte del sistema economico alle reazioni della politica, che ha preso in mano il testimone del legislatore (tralasciando in questa sede la discussione su impreparazione e opportunità, senza indagare la legittimità di interventi così profondi con strumenti normativi approssimativi), sono contrastanti e di difficile decrittabilità.

Si ha notizia di imprese importanti che, con una cecità disarmante, hanno spedito in cassa integrazione, ferie forzate o in smart working interi reparti amministrativi, oltre a quelli di produzione, rendendo spesso impossibile la chiusura dei bilanci utili alle banche e frammentaria l'interlocuzione con i consulenti esterni, abbandonando più o meno spontaneamente la difficile attività di traduzione delle procedure in comportamenti economici utili.

Questa, l'attività di trasduzione delle "grida" governative sul tessuto imprenditoriale italico, ora composto davvero di erogazione di servizi più che di produzione, è il pane di quella variegata e pittoresca brigata che passa sotto il nome di lavoratori autonomi, il popolo delle partite Iva.

E' nascosto lì, nel contenitore del "se non fatturo non mangio", l'ecosistema che maneggia tecnologia e dati, che fornisce soluzioni e trova ancora oggi, nonostante tutto, strade per non soccombere e per far sopravvivere i propri assistiti. E' lì che le competenze tecniche vengono continuamente rinnovate create inseguite, pena l'uscita dal mercato.

E' a questo popolo che, stretto fra le prescrizioni dell'Agenzia delle Entrate, una burocrazia fiscale sempre più folle e inutile – prova ne è il labirinto delle scadenze e delle sospensioni dei due DL – e la mancanza di ogni tipo di sostegno (garantita finanche ai pensionati "portoghesi"), bisogna guardare per apprendere paradigmi nuovi e nuove abilità.

Se la rivoluzione digitale, percepita finalmente come fondamentale anche dai combattenti di retroguardia dell'analogico, e nonostante la drammatica carenza di infrastruttura tecnologica, avrà compiuto nel dopovirus la sua accelerazione, sarà grazie alla cinghia di trasmissione dei forzati della fattura elettronica. Meditate.

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