Coronavirus: la dignità per ricostruire

Andrea GalloErrare è umano, sbagliando si impara, si progredisce sapendo riconoscere gli errori e correggendoli. È inevitabile, è evidente, purtroppo non a tutti. Gli errori però, quando si ripetono uguali e frequenti, diventano vizi, diabolici.

Gli italiani hanno molte virtù. L'Italia è culla di una civiltà millenaria che tutti vogliono visitare, in una Europa con livelli di democrazia e tutela sociale che non ha pari al mondo. I vizi stanno però prendendo il sopravvento, con un lento degrado culturale che la crisi da coronavirus rischia di accelerare brutalmente.

Il primo riguarda la concentrazione eccessiva, polemica, e spesso falsata da bieca ignoranza e demagogia, su fatti che non hanno sufficiente rilievo per la soluzione definitiva di un problema e costituiscono solo uno degli elementi del quadro da analizzare.

Le polemiche sul MES sono un buon esempio di come le fazioni politiche non riescano ad avere una sufficiente visione complessiva della crisi e dell'insieme di interventi necessari per risolverla. Il MES è uno dei fattori e purtroppo pure chi fino ad oggi era riuscito a mediare le posizioni non comprende che l'urlata smentita delle dichiarazioni dell'opposizione sono una notizia - falsa - data due volte.

Peggio, un Presidente del consiglio che rende vani gli sforzi del suo Ministro dell'economia e del Commissario italiano a Bruxelles dicendo che i 36 miliardi del fondo salvastati che ci spettano senza condizionalità macroeconomiche non saranno utilizzati significa che sta perdendo la necessaria lucidità per guidare l'emergenza, oppure che sta cercando un rimedio peggiore del male all'uso inopportuno dei messaggi istituzionali a reti unificate.

Altro esempio potrebbe essere la lotta di potere per il "controllo" di SACE, nuovo protagonista nella erogazione di garanzie previste dal decreto liquidità. Davvero è un problema in questa fase chi esercita l'influenza sulla società? I giorni persi per negoziare l'accordo nel Decreto Liquidità non potevano essere usati meglio, magari a studiare l'attuazione della "Fase 2"?

Il secondo vizio è la vanità inventiva: trovare fantasiose soluzioni o costruire complicati interventi per risolvere i problemi. In questi giorni sui quotidiani ci sono ex ministri, ex presidenti di enti e banche, professori che scrivono di sofisticati strumenti finanziari e politiche fiscali che potrebbero contribuire a risolvere la crisi.

Per carità divina, cari politici al Governo, non vi inventate nulla né esaminate nulla di quello che vi viene proposto. Draghi ha già detto che la rapidità di intervento è fondamentale, quindi si usino gli strumenti già esistenti che sono stati efficaci, magari con modifiche contingenti, anche per eliminare i principali adempimenti burocratici.

In questo senso sono andati gli interventi della Cassa Integrazione Guadagni, le moratorie bancarie, la sospensione dei versamenti fiscali, il ricorso al Fondo di garanzia per le Pmi, le garanzie SACE per i finanziamenti alle grandi aziende.

Per il futuro, oltre a snellire e potenziare il ricorso ai sussidi per la disoccupazione, si ricordi che il taglio al cuneo fiscale da poco varato è il solo strumento di politica fiscale facile da applicare e di grande immediatezza, soprattutto per la fiducia che può generare tra enti, imprese e lavoratori nella ripresa dell'economia.

Per il rilancio degli investimenti, gli incentivi fiscali automatici di Impresa 4.0 sono stati molto graditi agli imprenditori. Nonostante sia difficile convincerli ad acquistare beni strumentali o fare innovazione in fase di recessione economica, vale comunque la pena insistere varando il decreto attuativo della configurazione prevista dall'ultima legge di bilancio, agevolando anche gli investimenti per la tutela della salute nelle sedi lavorative.

A livello UE, il Fondo Europeo di Investimenti Strategico è stato altro strumento efficace, è tuttora operativo e basta dotarlo di ulteriore risorse per ampliare gli ambiti di intervento.

Si cerchi insomma di farsi ricordare per aver gestito bene l'emergenza con quello che si aveva disposizione e non per aver dato il nome ad un nuovo bond o ad un altro incentivo.

Il terzo più che vizio è ormai un istinto, compulsivo, pervasivo ed irrefrenabile: indebitarsi.

Come c'è un problema, la maggior parte parte delle persone e dei governi, visto l'ammontare enorme del nostro debito pubblico, vanno in banca a cercare prestiti e fanno deficit con emissione di titoli di stato a sua copertura.

In Germania la parola debito è tradotta schuld, che significa anche colpa.

In Italia il debito è prassi comune, ormai insito profondamente nella nostra cultura. Il termine "debito d'onore" è dimenticato da tempo, tranne che per gli imprenditori seri ed accorti, quelli che i prestiti li chiedono se sanno di poterli rimborsare, perchè devono incassare crediti, comprare scorte o fare investimenti per accrescere i loro volumi di affari.

Chiedere finanziamenti per sopperire a mancati ricavi va contro i principi economici e gli imprenditori onesti preferiranno chiudere piuttosto che indebitarsi.

I furbi e i disonesti - mafiosi o meno - prenderanno invece i prestiti perché tanto sono abituati a non restituirli. Le banche non falliranno perchè c'è la garanzia dello Stato, pagata dalle tasse dei contribuenti e, quando non bastano, dalle riserve della Banca Centrale Europea che compra i titoli pubblici italiani.

La principale critica al Decreto Liquidità non riguarda quindi i tempi per l'ottenimento dei finanziamenti, piuttosto l'uso delle limitate risorse finanziarie da parte di chi non lo merita.

Come i bravi imprenditori sono corteggiati dalle banche per erogargli prestiti, i paesi del nord Europa sarebbero molto meno contrari agli eurobond se spendessimo quelle risorse in modo produttivo ed efficiente, perché la nostra crescita economica contribuisce pure a quella degli altri Stati.

A causa di sprechi e ruberie gli italiani elemosinano da lungo tempo l'acquisto dei titoli di stato, troppo. Se non c'è onore, si ritrovi almeno la dignità.

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