Alcuni consigli non richiesti alla Commissione Colao

Contributo Finco - Opinione Commissione Colao Saranno necessari almeno due anni di liberazione da fisco e burocrazia perché le imprese che sopravvivranno alla quarta recessione dal 2007 possano dedicarsi  – senza la solita defatigante zavorra – agli aspetti produttivi e commerciali. Senza imprese in grado di lavorare e di stare sul mercato il Paese non va da nessuna parte ed è bene si abbia certezza di ciò. Non è scritto per “decreto divino" che l’Italia debba restare nel novero dei Paesi avanzati del nostro pianeta.

Cosa ci sarà nel decreto aprile

Si parla da anni di semplificazione - e da una decina di Ministri della Funzione Pubblica o della PA che dir si voglia - ma nessun operatore l’ha mai percepita. Ogni provvedimento in tal senso si è anzi  tradotto in nuovi adempimenti o complicazioni.

Interi corpi dello Stato ed Enti lavorano, spesso in modo del tutto autoreferente, non per facilitare, ma per complicare la vita alle imprese e non sono sottoposti ad alcun reale controllo. Questo è un punto inaggirabile ma sul quale non casualmente, perché comporta controlli e punizioni impopolari, i Governi girano la testa altrove. Inoltre, e ne è dimostrazione l’attuale situazione, si chiede ai cittadini di telelavorare ma la PA è gravemente indietro in questo campo.

Dal decreto semplificazioni 2015 (D.Lgs 175/2014) ad oggi - tralasciando fatture elettroniche e corrispettivi telematici - sono state contate più di 50 provvedimenti a vasto impatto operativo  e dal 2020 dobbiamo aggiungere, per citare solo un caso, le novità nella gestione delle ritenute dipendenti per appalti di opere e servizi, affidamenti o pattuizioni contrattuali comunque denominate relative a prestazioni a prevalente contenuto di manodopera (Durf). 

È necessario pertanto azzerare immediatamente l’entrata in vigore del citato nuovo onere, così come va prevista  l’abrogazione immediata di reverse charge

Va inoltre accantonata ogni ipotesi di proroga dello split payment oltre la naturale scadenza del prossimo 30 giugno 2020. 

Fra le misure in grado di agevolare l’equilibrio finanziario delle imprese va presa subito in considerazione anche l’introduzione del recupero immediato dell’Iva su fallimenti e sugli insoluti in genere.

Al netto delle disposizioni contenute nei decreti d’urgenza già emanati, che danno garanzie e non risorse, una prima serie di possibili misure in tal senso dovrebbe essere presa riguardo:

  • Stop alla citata disciplina del DURF e alla nuova disciplina di cui all’articolo 17-bis del D.Lgs 241/97 (introdotto dall’articolo 4 del D.L. 124/2019) per i versamenti delle ritenute di lavoro dipendente negli appalti, subappalti, affidamenti e contratti comunque denominati caratterizzati da prevalente utilizzo di manodopera presso le sedi del committente e con mezzi dello stesso.
  • Rinvio delle disposizioni sugli obblighi di trasparenza su sovvenzioni, contributi e aiuti da fornire in nota integrativa al bilancio ai sensi dell’art. 1, commi da 125 a 129, della Legge124/2017, come modificato dall’art. 25 del D.L. 34/2019 (c.d. decreto crescita pubblicato sulla GU del 30 aprile 2019).
  • Proroga di almeno un anno dei termini fissati al 30 settembre 2020 da Provvedimento Agenzia delle Entrate  n. 99922 del 28 febbraio 2020 entro i quali i contribuenti dovrebbero adeguare i propri software di fatturazione elettronica alle nuove specifiche tecniche.
  • Chiarimento normativo che stabilisca come meramente formali le tardive emissioni delle fatture che rispettano comunque i termini di versamento dell’imposta.
  • Disciplina della crisi d’impresa di cui al D.Lgs 14/2019 da modificare, prorogando, ulteriormente l’entrata in vigore delle disposizioni introdotte dall’articolo 378 del D.Lgs 14/2019 (codice della crisi d’impresa) in materia di estensione della responsabilità degli amministratori. In un periodo di incertezza generalizzata e di recessione, come quello in cui è entrato il sistema Paese anche a causa del coronavirus, è semplicemente inopportuno privare di fatto l’imprenditore della limitazione di responsabilità tradizionalmente prevista per le s.r.l. estendendo le possibili azioni dei creditori anche sul patrimonio personale dell’amministratore stesso.
  • Prime misure fiscali a sostegno della liquidità delle imprese che esportano,  introducendo il rimborso del credito Iva prioritario, entro 20 giorni e senza richiesta di documentazione e garanzie fideiussorie, per chi emette fattura elettronica ai sensi dell’articolo 1 del d.Lgs 127/2015 verso controparti non residenti (ad esempio per esportazioni, cessioni intracomunitarie o lavorazioni) per l’importo figurativamente corrispondente all’Iva non dovuta su dette operazioni. Il settore delle esportazioni a seguito del coronavirus, anche per l’effetto di improprie comunicazioni diffuse in queste settimane, dovrà lottare per anni prima di recuperare immagine e fiducia nel contesto internazionale. È fondamentale pertanto individuare quanto prima una serie di misure a sostegno del Made in Italy partendo dall’eliminazione di qualsiasi ostacolo interno alle imprese che "esportano”. In tal senso va quindi immediatamente riconosciuto il rimborso immediato dei crediti Iva che normalmente vengono accumulati da chi esporta. E rendere subito operative le misure contenute in proposito all’articolo 72 del decreto Cura Italia.
  • Stop alle disposizioni attualmente previste in materia di Reverse charge dall’articolo 17 comma 6 del DPR 633/72 (settore costruzioni in particolare) e stop ad eventuali nuove autorizzazioni comunitarie in deroga per prorogare la disciplina dello Split payment di cui all’articolo 17-ter in scadenza il prossimo 30 giugno 2020. La fattura elettronica introdotta in via pressoché generalizzata dal 2019 permette di seguire con celerità eventuali frodi o abusi. Va restituita quindi la liquidità tolta a molte imprese del settore che soffrono costantemente di crediti Iva non incassandola sulle proprie forniture a causa del reverse charge. Analogo discorso in merito alla disciplina dello Split payment su cui si impone in tutta evidenza il fatto che questo regime in deroga, autorizzato dal Consiglio UE 2017/784/UE del 25 aprile 2017, dovrebbe cessare appunto il prossimo 30 giugno 2020.
  • Introdurre una piattaforma pubblica (o a monitoraggio pubblico) che consenta e proponga agli operatori che emettono fattura elettronica di compensare in modo multilaterale i propri debiti e crediti commerciali; in questo modo potrebbero essere ridotte le esigenze di ricorso al credito bancario.

Chiudo con un aspetto di decenza: non possiamo accettare nel Def approvato circa 2mila milioni nel biennio 2020/2021 per “Integrazione Fondo Contratti personale PA" ed altri 500 per "Altre misure in materia di personale". Queste non debbono più essere considerate spese incomprimibili in un momento in cui la maggio parte degli italiani più che compressa è alle prese con la sopravvivenza professionale ed aziendale.

Cosa prevede il decreto liquidità

 

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