Previsioni di primavera: in UE una recessione profonda e disomogenea

La pandemia ha causato danni economici in tutto il mondo e quest’anno l’economia dell’UE, nonostante le risposte senza precedenti messi in campo sia a livello europeo che nazionale, subirà una recessione di proporzioni storiche. Tuttavia sia i danni che la ripresa saranno diversi in ogni paese e per l’Italia il rischio è di un crollo del Pil al -9,5%.

Covid-19: UE e imprese a confronto su Recovery fund e le altre misure europee

La Commissione europea ha pubblicato le “Previsioni economiche di primavera 2020”, il consueto appuntamento semestrale in cui Bruxelles fa il punto sull’andamento dell’economia e indica le previsioni di crescita economica dell’UE.

Un compito non facile quest’anno, considerando la crisi senza precedenti causata dalla pandemia e che avrà ripercussioni serie e lunghe per tutti i paesi europei, con alcuni però che saranno più colpiti di altri.

Economia in calo di oltre il 7%, ma ripercussioni disomogenee tra i 27 paesi UE

Secondo le previsioni economiche di primavera 2020 l'economia della zona euro subirà una contrazione record del 7¾ % nel 2020, per poi crescere del 6¼ % nel 2021.

Allo stesso modo l'economia dell'UE dovrebbe contrarsi del 7½ % nel 2020 e crescere del 6% circa nel 2021. Le proiezioni di crescita per l'UE e la zona euro sono state riviste al ribasso di circa nove punti percentuali rispetto alle previsioni economiche d'autunno 2019.

Si tratta di uno shock simmetrico per l'economia UE, dato che la pandemia ha colpito tutti gli Stati membri.

Ma secondo le previsioni sia il calo della produzione nel 2020, che l'ampiezza del rimbalzo nel 2021 saranno marcatamente diversi. La ripresa economica di ciascuno Stato membro, infatti, dipenderà non solo dall'evoluzione della pandemia in quel determinato paese, ma anche dalla struttura di ciascuna economia e dalla capacità di ognuna di rispondere con politiche di stabilizzazione. 

Ma anche se le ripercussioni saranno peggiori in alcuni paesi rispetto ad altri, data l'interdipendenza delle economie dell'UE, la dinamica della ripresa in ciascuno Stato membro incide comunque anche sul vigore della ripresa degli altri Stati.

Nel 2020 sarà la Grecia il paese UE a registrare il maggiore crollo del Pil con una flessione del 9,7% ma l'Italia, con un calo del -9,5%, si piazzerà comunque in seconda posizione. Al terzo posto la Spagna (-9,4%) mentre la Francia registrerà il quinto maggior calo (-8,2%).

La Germania dovrebbe invece cavarsela con una flessione del 6,5% classificandosi 18ma nell'Ue dove sarà la Polonia (-4,3%) a subire il danno minore.

Coronavirus: BCE lancia Peltro per sostenere la liquidita' dell'eurozona

Le previsioni per il 2020 e per il 2021

La pandemia ha colpito duramente i consumi, la produzione industriale, gli investimenti, gli scambi, i flussi di capitali e le catene di approvvigionamento. 

Il previsto allentamento delle misure di contenimento dovrebbe porre le basi per una ripresa, anche se non si prevede che l'economia dell'UE recuperi interamente le perdite di quest'anno prima della fine del 2021. 

Gli investimenti infatti resteranno contenuti, mentre il mercato del lavoro non si riprenderà completamente.

In tale contesto, quindi, sarà fondamentale mantenere l'efficacia delle misure politiche di risposta alla crisi a livello nazionale e dell'UE per limitare i danni economici e facilitare una ripresa rapida e solida, al fine di mettere le economie su un percorso di crescita sostenibile e inclusiva.

Disoccupazione in aumento

Nonostante tutte le politiche messe in atto sia dai governi nazionali che dall’UE per salvare i posti di lavoro, la disoccupazione è destinata ad aumentare in tutti i paesi.

Secondo le previsioni il tasso di disoccupazione nella zona euro aumenterà, passando dal 7,5 % del 2019 al 9½ % nel 2020, per poi scendere nuovamente all'8½ % nel 2021.

Nell’Unione europea, invece, la disoccupazione aumenterà dal 6,7% del 2019 al 9% nel 2020, per poi calare all'8% circa nel 2021.

Chiaramente anche in questo caso, la situazione sarà diversa a seconda del paese. Alcuni Stati, infatti, vedranno aumentare la disoccupazione in misura maggiore rispetto ad altri, soprattutto quelli con una percentuale elevata di lavoratori con contratti a breve termine e quelli in cui gran parte della forza lavoro dipende dal turismo.

Ad essere duramente colpiti, poi, saranno anche i giovani che entrano oggi nel mercato del lavoro, perchè avranno maggiori difficoltà a trovare il loro primo impiego.

Cos'e' SURE, il piano UE da 100 miliardi contro la disoccupazione

Crolla l’inflazione

Per quanto riguarda l’inflazione, poi, le previsioni sono di una diminuzione significativa per quest'anno dei prezzi al consumo, a causa del calo della domanda e del forte ribasso dei prezzi del petrolio.

Due fattori, questi, che dovrebbero più che compensare gli isolati aumenti dei prezzi dovuti a interruzioni delle forniture connesse alla pandemia.

L'inflazione nella zona euro, misurata dall'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA), è attualmente stimata allo 0,2% nel 2020 e all'1,1% nel 2021. 

Per l'UE, invece, le previsioni indicano un'inflazione allo 0,6% nel 2020 e all'1,3% nel 2021.

Aumenta il debito pubblico

Gli Stati membri hanno reagito in modo deciso alla pandemia, con misure fiscali volte a limitare i danni economici causati dalla pandemia. Tuttavia i c.d. "stabilizzatori automatici" (come ad esempio gli ammortizzatori sociali), associati a misure discrezionali di bilancio sono destinati a provocare un aumento della spesa. 

Di conseguenza si prevede che il disavanzo pubblico aggregato della zona euro e dell'UE passerà da appena lo 0,6% del PIL del 2019 a circa l'8½% nel 2020, prima di scendere al 3½ % circa nel 2021.

Dopo la tendenza alla diminuzione registrata dal 2014, il rapporto debito pubblico/PIL è anch'esso destinato a crescere: 

  • Nella zona euro si prevede che aumenterà dall'86% del 2019 al 102¾ % nel 2020, per poi calare al 98¾ % nel 2021;
  • Nell'UE aumenterà dal 79,4% del 2019 al 95% circa quest'anno, per poi scendere al 92% l'anno prossimo.

L’incertezza è enorme e si rischia un peggioramento

Le previsioni di primavera sono offuscate da un livello di incertezza maggiore rispetto al solito. Esse si basano, infatti, su una serie di ipotesi circa l'evoluzione della pandemia e le misure di contenimento ad essa associate. La previsione di base presuppone che le misure di sospensione delle attività saranno gradualmente revocate a partire da maggio.

Anche i rischi che gravano su queste previsioni sono eccezionalmente elevati e orientati verso un peggioramento.

Una pandemia più grave e durevole di quanto attualmente previsto potrebbe causare una diminuzione del PIL di gran lunga superiore a quanto ipotizzato nello scenario di base di queste previsioni. 

In tale contesto, in assenza di una strategia comune per la ripresa a livello dell'UE dal carattere forte e tempestivo, vi è il rischio che la crisi possa portare a gravi distorsioni nel mercato unico e a profonde divergenze economiche, finanziarie e sociali tra gli Stati membri della zona euro. 

Vi è inoltre il rischio che la pandemia possa innescare cambiamenti più drastici e permanenti nell'atteggiamento nei confronti delle catene del valore globali e della cooperazione internazionale, che peserebbero sull'economia europea che è estremamente aperta e interconnessa. 

La pandemia, infine, potrebbe anche lasciare cicatrici indelebili sotto forma di fallimenti e danni a lungo termine al mercato del lavoro.

La situazione italiana

Secondo Paolo Gentiloni, Commissario europeo responsabile per l'Economia, “tra i Paesi più grandi, l'Italia è stata colpita per prima e con più forza, con le misure di contenimento che ora cominciano ad essere rimosse gradualmente, l'economia comincerà la ripresa dalla seconda metà del 2020. Ciononostante - prosegue Gentiloni - si prevede che la ripresa italiana prenderà più tempo che negli altri Paesi".

Pandemia e lockdown spingeranno l'economia italiana in una "profonda recessione", con un "rimbalzo tecnico nella seconda metà del 2020", sostenuto dalle misure del Governo, e una "parziale ripresa" nel 2021. Sono infatti queste le stime della Commissione sul nostro Paese e che vedono il Pil italiano contrarsi del 9,5% quest'anno, e rimbalzare al 6,5% l'anno prossimo. 

Stime che, tra l’altro, si basano su una "ripresa delle attività economiche da maggio", con "graduale normalizzazione".

Per quanto riguarda il deficit, nel 2019 quello italiano ha segnato uno "storico livello basso" all'1,6%, ma nel 2020 "il coronavirus lo spingerà all'11%". Nel 2021 calerà al 5,5%. Sì legge nelle stime della Commissione UE. 

Il debito invece, "stabile" al 134,8% nel 2019, "raggiungerà il 159% nel 2020 e scenderà al 153,5% nel 2021, principalmente per dinamiche del Pil". L'avanzo primario sarà "negativo per la seconda volta dall'adozione dell'euro, pesando fortemente sul debito nel 2020".

CdM approva il Documento di economia e finanza - DEF 2020

I commenti

Secondo Valdis Dombrovskis, Vicepresidente esecutivo per Un'economia al servizio delle persone, “in questa fase possiamo delineare soltanto in modo approssimativo la portata e la gravità dello shock da coronavirus per le nostre economie. Le ricadute immediate per l'economia globale - aggiunge  Dombrovskis - saranno molto più gravi di quelle della crisi finanziaria, ma la profondità dell'impatto dipenderà dall'evoluzione della pandemia e dalla nostra capacità di riprendere in sicurezza l'attività economica e di ricominciare a crescere successivamente. Lo shock è simmetrico: tutti i paesi dell'UE ne sono colpiti e, secondo le previsioni, quest'anno saranno tutti in recessione. L'UE e gli Stati membri hanno già concordato misure straordinarie per attenuare l'impatto. La nostra ripresa collettiva dipenderà da risposte costanti, forti e coordinate a livello nazionale e dell'UE. Insieme siamo più forti."

Gli fa eco Paolo Gentiloni, Commissario europeo responsabile per l'Economia, secondo cui “l'Europa sta subendo il più forte shock economico dalla Grande depressione. Sia la gravità della recessione che il vigore della ripresa saranno disomogenei, condizionati dalla velocità alla quale sarà possibile revocare le misure di sospensione delle attività, dall'importanza di servizi come il turismo in ciascuna economia e dalle risorse finanziarie di ciascun paese. Tali disparità rappresentano una minaccia per il mercato unico e per la zona euro, ma possono essere attenuate attraverso un'azione europea decisa e congiunta. Dobbiamo essere all'altezza di questa sfida."

> Aiuti di Stato: in Europa la fetta piu' grossa va al colosso tedesco

Questo sito web utilizza i cookie! Acconsenti ai nostri cookie, se continui ad utilizzare questo sito web.