Covid-19, il potere logora chi non sa aiutare

Andrea Gallo"Nei termini in cui le abbiamo costruite, le Regioni sono un lusso che non possiamo più permetterci... il decentramento dello Stato pesa come una zavorra. È qui che la spesa regionale è aumentata di 90 miliardi in un decennio. Ed è sempre qui, nella periferia meridionale dell'Europa, che i cittadini ne ottengono in cambio servizi scadenti da politici scaduti." Lo scriveva nel 2012 Michele Ainis, professore di diritto pubblico all'Università di Roma 3 in un editoriale sul Corriere.

L'opinione del costituzionalista non è solitaria, anzi sul tema ci sono stati molti altri autorevoli contributi, per dire che sarebbe forse stato meglio abolire le Regioni piuttosto che le Province.

Con l'emergenza da Coronavirus il tema della governance si ripropone in tutta la sua gravità, e non riguarda solo il nostro Paese ma l'Europa tutta, il suo processo di integrazione. Il momento peraltro, in occasione dei 70 anni della firma del trattato, potrebbe essere favorevole, se la pandemia invece che come una crisi sarà vista come un'opportunità - meglio una necessità - per rafforzare l'Unione Europea, dandogli il giusto potere che consentirebbe di rispondere con rapidità non solo alle emergenze, ma ai problemi dettati della globalizzazione.

Chi governa oggi si trova a gestire quella che probabilmente sarà la più grave recessione economica del 21esimo secolo, con problemi resi ancora più complessi dalla globalizzazione, dalla trasformazione digitale e dall'inquinamento ambientale.

L'enorme ed epocale quantitativo di aiuti varati nelle ultime settimane è una colossale occasione per i politici al governo di aumentare il loro consenso. L'entità delle risorse economiche che i governi europei hanno avuto e avranno a disposizione, grazie anche alle misure prese dalla UE, costituisce un livello di potere inimmaginabile, forse senza eguali negli ultimi decenni di storia del vecchio continente.

Questo potere per poter essere "scaricato a terra" - affinché abbia le sperate positive ricadute sanitarie, economiche e sociali - ha bisogno di un insieme di princìpi, modi, procedure efficaci ed efficienti, cioè di una governance adeguata.

Tale adeguatezza in Italia non c'è, come emerge dall'uso dei fondi strutturali. Mentre ci sono incentivi nazionali - ad es. Industria 4.0 - che hanno avuto effetti positivi sull'innovazione del sistema produttivo nazionale, nelle regioni del Sud non si riesce ancora - nonostante decenni di politica di coesione - a far crescere il reddito pro-capite dei cittadini.

Il problema è noto da tempo ma rimane tuttora irrisolto: il primo tentativo di correzione fu l'Agenzia per la coesione territoriale voluta dall'ex ministro Fabrizio Barca, per cercare di dare un supporto uniforme a tutti gli entri preposti all'attuazione delle politiche.

Il punto è che non appaiono all'orizzonte nemmeno alcune semplici soluzioni, quali l'obbligo di usare procedure nazionali, meglio ancora europee, valide per tutte le regioni, a cui comunque si lascerebbe autonomia circa le decisioni sugli interventi da realizzare e relativa destinazione dei fondi. Nel Piano per il Sud presentato poco prima della crisi sanitaria, nonostante lo sforzo semplificatorio, permangono ancora un eccessivo numero di procedure e soggetti preposti all'attuazione.

D'altronde le procedure rientrano nei giochi di potere e nei potentati che esistono sia a livello nazionale che regionale: enti, società in house e agenzie dove c'è chi rimane al comando anche per 14 anni, senza una dovuta rotazione dei vertici che eviti la creazione di domini padronali piuttosto che di soggetti attuatori di politiche di sviluppo.

Nel nostro Paese si sono e si stanno varando sia a livello nazionale che regionale una mole di provvedimenti che rischia di disorientare cittadini, professionisti, enti ed imprese. La mancanza di coordinamento - soprattutto in termini di sinergie e complementarietà - tra gli aiuti nazionali (Governo e Ministeri) e quelli di carattere locale può impattare negativamente sulla efficacia degli interventi.

Nel tempo hanno dimostrato di avere ricadute positive gli aiuti automatici, chiari, generalizzati almeno per macro settori o finalità di intervento e semplici nella loro applicazione.

La gravità della situazione economica deve essere compresa quindi in termini di accelerazione dei processi di riforma della governance e di rafforzamento della integrazione europea, per avere quei veloci tempi di risposta ormai necessari per fronteggiare le emergenze ai tempi della globalizzazione.

Non deve neanche essere dimenticato il reperimento delle risorse per la copertura finanziaria dei provvedimenti, cercandole innanzitutto dove finora sono sfuggite. I ricavi delle multinazionali internet sono cresciuti ancora molto grazie alla crisi Covid-19. Si deve pertanto trovare subito il modo di applicare una web tax, se ne discute da troppo, non c'è più tempo.

L'Unione Europea con la BCE, la sospensione del patto di stabilità, il quadro temporaneo sugli aiuti di stato ha dato risposta molto rapida alla crisi; i Governi sono stati abbastanza veloci a sfruttare queste misure e a convergere sulle altre che porteranno al Recovery Fund.

All'enorme potere che i politici hanno in questo momento deve corrispondere altrettanta responsabilità e consapevolezza che il fallimento delle misure per il rilancio dell'economia non contempla solo la perdita del consenso.

L'azione politica del Governo e delle Giunte regionali è necessario si traduca in aiuti realmente in grado di generare un rilevante impatto positivo sull'economia del nostro Paese. Altrimenti, parafrasando Giulio Andreotti, il potere logora chi non sa aiutare.

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