Il 30% delle risorse Recovery Plan è green. Ma i progetti non convincono

Recovery Plan greenAmbientalisti e rappresentanti delle imprese che si occupano di rinnovabili ed economia circolare si dicono perplessi - se non delusi - dai progetti green nel Recovery Plan. 

Dall'idrogeno alla mobilità sostenibile: cosa c’è di green nel Recovery Plan

La mission “Rivoluzione verde e transizione ecologica” può contare su 68,9 miliardi, la fetta più sostanziosa delle risorse a disposizione per il Piano nazionale ripresa e resilienza. Ma per gli esperti del settore i fondi, da soli, non bastano. 

Coordinamento FREE: nel Recovery Plan manca la visione del futuro

Secondo il Presidente del Coordinamento FREE (Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica) Livio de Santoli nel Piano “sembra aver prevalso un approccio ‘ragionieristico’, dove oltretutto l’azione politica ‘meno incentivi, più infrastrutture’ è stata tradotta in investimenti non organici e probabilmente neppure perfettamente inerenti con l’obiettivo definito in sede europea”.

L’economia circolare, vero motore del processo di decarbonizzazione, è relegata in uno spazio marginale e riguarda solo la realizzazione di impianti per la valorizzazione dei rifiuti”.

Una prospettiva riduttiva, secondo de Santoli, che non tiene conto degli obiettivi stessi dell’economia circolare: “modifica dell’intera filiera di un prodotto, coinvolgendo a monte i fornitori di materie prime e di componenti, utilizzando in tutte le fasi produttive l’ecodesign, trasformazione decisiva per minimizzare la creazione di rifiuti”.

“A parte la visione, manca l’innovazione e gli esempi sono molti nel testo – prosegue il presidente del Cooordinamento FREE – Si ignora il tema dell’innovazione nello sviluppo delle fonti rinnovabili sul nodo cruciale della loro localizzazione, che non può essere risolto solo proponendo di realizzarli ‘in misura importante tramite lo sviluppo di parchi eolici e fotovoltaici offshore’. Le rinnovabili sono date per scontate, come se non avessero problemi, come se non ci fossero obiettivi importanti da raggiungere nei prossimi dieci anni assolutamente impensabili in mancanza di semplificazione autorizzativa e di sviluppo industriale”.

Fra gli altri punti per cui il Recovery Plan risulta carente, secondo de Santoli, l’assenza di una strategia per garantire la giusta transizione ai lavoratori e alle imprese dell’automotive e della raffinazione, di strumenti per l’efficienza energetica e la mancanza di riferimenti agli ambiti della geotermia, del mini idroelettrico e del biometano. 

Per approfondire: L'economia circolare nel Recovery Plan

FISE Assoambiente e Unicircular: risorse insufficienti per l’economia circolare

Di “clamorosa occasione persa” parlano le Associazioni FISE Assoambiente e FISE Unicircular che rappresentano il mondo delle imprese che raccolgono, gestiscono, riciclano e smaltiscono i rifiuti urbani e industriali del nostro Paese.

“Il Piano destina al tema ‘economia circolare e valorizzazione del ciclo dei rifiuti’ risorse limitate e non individua concreti strumenti economici per l’industrializzazione del settore della gestione dei rifiuti, limitandosi a una serie diinterventi estemporanei, non coordinati e privi di un chiaro disegno di stimolo, accompagnamento e supporto alla transizione verso modelli di produzione, distribuzione e consumo “circolari”.

Siamo ben lontani,” evidenziano le due Associazioni, “dai 10 miliardi di euro di investimenti necessari solo per sanare il gap impiantistico del nostro Paese che ci obbliga ogni giorno ad esportare decine di migliaia di tonnellate di rifiuti che potremmo trasformare a livello nazionale in materia riciclata ed energia. Nel Piano, inoltre, manca il riferimento a una seria programmazione della gestione dei rifiuti con l’individuazione delle tipologie impiantistiche necessarie e dei progetti da realizzare, se si esclude un vago richiamo ad una futura possibile strategia nazionale sull’economia circolare”.

Legambiente, Fondazione Guccione, Vivinstrada e Kyoto Club: un piano alternativo per la mobilità

“Chiediamo che il Recovery plan attuale venga rivisto. Devono essere destinati alla mobilità urbana sostenibile 23 miliardi di euro da utilizzare per il rafforzamento della rete pedonale e della ciclabilità, per una nuova rete ferroviaria e per raggiungere l’obiettivo dell’azzeramento delle vittime della strada entro il 2030, così come previsto dalle Nazioni Unite”.

Questo il cuore del Piano strategico, “già inviato al governo” che Legambiente ha presentato in un webinar organizzato insieme con Vivinstrada, Fondazione Luigi Guccione e Kyoto Club.

Secondo Legambiente è “essenziale che il Recovery plan prenda in considerazione l’introduzione di un Piano straordinario che permetta di organizzare una nuova mobilità cittadina”. Anche per Giuseppe Guccione, presidente della Fondazione Luigi Guccione, “sul tema della sicurezza stradale e della mobilità urbana non c’è nulla nell’attuale Recovery plan. Si dà rilievo soltanto all’alta velocità, escludendo la dimensione urbana”.

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