Dal Recovery alla PAC, le richieste dell'agricoltura al nuovo Governo

Agricoltura - Photo credit: Foto di kie-ker da Pixabay Anche il mondo dell'agricoltura chiede una riscrittura del Recovery Plan che chiarisca tempi e governance dei progetti e una riforma della PA che assicuri il successo del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il settore aspetta però anche risposte sul fronte della PAC, sia sul regime transitorio che sul Piano strategico previsto dalla riforma che partirà nel 2023.

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Le richieste portate avanti da Agrinsieme (il coordinamento di Confagricoltura, CIA, Copagri e Alleanza delle cooperative italiane - agroalimentare) e Coldiretti in una serie di audizioni alla Camera e al Senato rendono evidente il nesso tra il Recovery Plan e il Piano strategico PAC dell'Italia, due strumenti che dovranno operare in sinergia per assicure finanziamenti e investimenti adeguati al settore. In gioco ci sono le sfide globali della sicurezza alimentare e della sostenibilità e il superamento di tutta una serie di problemi che il paese non può più rimandare, dal collegamento delle aree rurali con i maggiori nodi logistici al contrasto del dissesto idrogeologico, dal decollo dell'Agricoltura 4.0 all'accesso al credito per gli imprenditori agricoli.

Problemi da affrontare con risorse adeguate, anzitutto aumentando la dotazione per l'agricoltura nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Alla luce dei tagli operati alla PAC, secondo le organizzazioni agricole, i 2,8 miliardi che l'ultima bozza del PNRR riserva al settore non sono sufficienti.

Cosa si aspetta il mondo agricolo dal Recovery Plan

In audizione in commissione Agricoltura alla Camera, le organizzazioni di rappresentanza degli agricoltori hanno riportato i rilievi già espressi nel confronto con il Governo prima delle dimissioni del presidente Conte.

A livello macro, le obiezioni sono sostanzialmente tre. La prima ricalca la critica mossa da più parti a livello UE e nazionale circa l'eccessiva vaghezza del Piano. Il PNRR, ha spiegato il presidente di CIA-Agricoltori italiani Dino Scanavino, si presenta ancora in una versione per titoli ed è necessario che l'allocazione delle risorse venga meglio specificata, come sollecitato anche dalla Commissione europea.

La seconda riguarda le risorse destinate all'agricoltura. Dal momento che il taglio di oltre il 10% delle risorse della Politica agricola comune nel Quadro finanziario pluriennale 2021-27 ha contribuito a costruire la dotazione finanziaria del budget di Next Generation EU, gli agricoltori si aspettano il ripristino di quei fondi nel PNRR.

Il contributo degli agricoltori europei al Recovery è pari a circa 35 miliardi di euro e nel caso dell'Italia vale circa 3,5 miliardi, ha osservato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti. Le risorse destinate all'agricoltura dovrebbero quindi crescere di un altro miliardo rispetto agli attuali 2,5 miliardi di euro.

Infine, per il successo del Piano c'è bisogno di un'amministrazione pubblica riformata ed efficiente. Il PNRR deve chiarire quale sarà la governance e indicare il cronoprogramma per la realizzazione delle azioni, ha sottolineato il presidente di Alleanza delle cooperative italiane - agroalimentare Giorgio Mercuri.

Passando alle priorità di investimento, il presidente di Copagri Franco Verrascina ha posto in cima all'agenda il tema della sovranità alimentare e della riduzione della dipendenza dall'estero, che porta con sé anche investimenti per la crescita sostenibile delle filiere, la sicurezza alimentare e il diritto al cibo.

Comune a tutti è il richiamo a investire per la digitalizzazione del settore, assicurando l'accesso alla banda larga nelle aree rurali e sostenendo la diffusione dell'agricoltura di precisione. Permettendo di dosare gli imput chimici in maniera più efficiente, le tecnologie digitali possono infatti contribuire alla riduzione dell'impatto dell'agricoltura sull'ambiente e in particolare dell'uso di fitofarmarci, ha sottolineato il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, ricordando anche l'importanza della valorizzazione degli scarti e dei sottoprodotti aziendali per generare biogas e biometano.

All'aumento della sostenibilità possono contribuire anche gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, ha aggiunto Giansanti, mettendo l'accento anche sull'importanza di sostenere processi di forestazione in grado di generare crediti carbonio ed interventi per l'efficienza energetica.

Servono poi risorse per le grandi infrastrutture e direttrici di trasporto, nel quadro però di un progetto di coesione tra le aree produttive e i nodi infrastrutturali. Dobbiamo essere in condizioni di raggiungere quei nodi: l'infrastrutturazione rurale è cruciale per il successo delle filiere agricole, ha sottolineato Scanavino, che sul fronte della lotta al dissesto idrogeologico ha suggerito anche l'istituzione di un'autorità di gestione del territorio centralizzata, presso la Presidenza del Consiglio, che superi l'attuale assetto basato su una molteplicità di soggetti diversi che agiscono in maniera non coordinata tra loro.

I finanziamenti per l'agricoltura sostenibile nel Recovery Plan

La PAC continui a sostenere il reddito degli agricoltori

Gli investimenti per la sostenibilità, le infrastrutture, la digitalizzazione e la prevenzione del dissesto finanziati dal Recovery Plan dovrebbero completare quelli nell'ambito della PAC, che secondo le organizzazioni agricole dovrebbe mantenere anzitutto la sua vocazione di politica economica a sostegno del reddito degli agricoltori. Se non si garantisce la sostenibilità economica e sociale dell'agricoltura, è il monito più volte ripetuto dagli stakeholder del settore dal lancio dell'European Green Deal e in particolare della strategia Farm to Fork, non è possibile affrontare la sfida della sostenibilità ambientale. Un monito che ritorna, pur nella varietà di posizioni, anche nelle audizioni tenute al Senato dalle organizzazioni agricole sulla Politica agricola comune.

Non bisogna dimenticare che la PAC ha la responsabilità di garantire cibi sicuri, di qualità e a prezzi accessibili, di sostenere il reddito degli agricoltori e di mantenere in vita le comunità rurali, ha ricordato Alessandro Cuscianna dell'area legislativa di Copagri, mentre Vincenzo Lenucci, dell'area politiche europee di Confagricoltura, ha chiesto gradualità e attenzione agli effetti finanziari per non indebolire troppo il plafond dei pagamenti di base.

Preoccupazione per visioni molto radicali che possono generare vincoli eccessivi per gli agricoltori, a danno della competitività, anche per la responsabile dell'ufficio di Bruxelles di CIA-Agricoltori italiani, Alessandra De Santis, e per il responsabile dell'ufficio relazioni internazionali di Coldiretti, Paolo Di Stefano, secondo cui non è accettabile, anche dal punto di vista formale, che la Commissione UE, nei triloghi con il Consiglio e il Parlamento, vada oltre il ruolo tradizionale di arbitro tra i due legislatori per promuovere il maggiore impegno ambientale richiesto da strategie presentate successivamente al progetto di riforma della PAC e non ancora tradotte in atti legislativi.

Le preoccupazioni degli stakeholder si concentrano soprattutto sugli ecoschemi e sulla condizionalità rafforzata. Sui primi, CIA propone di premiare le buone pratiche già messe in atto dagli agricoltori, a cominciare dall'agricoltura biologica, mentre Copagri chiede misure di compensazione per i maggiori costi sostenuti e soprattutto di non andare oltre il budget del 20% dei pagamenti diretti prospettato dal Consiglio. Quando agli obblighi della condizionalità rafforzata, per Coldiretti serve maggiore flessibilità per mettere le imprese in condizione di operare senza penalizzazioni.

Ci sono poi tutta una serie di altre decisioni che il nuovo Governo dovrà prendere nell'ambito del Piano strategico nazionale della PAC già individuate dal capo dipartimento del Mipaaf Giuseppe Blasi, in audizione al Senato, e su cui i rappresentanti del mondo agricolo chiedono di essere coinvolti.

Senza dimenticare che in attesa della riforma, nell'immediato c'è da gestire il regime transitorio della PAC, da qui alla fine del 2022. Bisogna programmare le risorse rispettando i vincoli di allocazione stabiliti a livello UE e riattivare le misure di sviluppo rurale che sono state sospese nella fase di crisi per far ripartire i bandi PSR e i contributi agli agricoltori.

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Photo credit: Foto di kie-ker da Pixabay 

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