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euroCon un coup de théâtre l'Agenzia per la Coesione è finita tra le misure del ddl stabilità stralciate dalla commissione Bilancio della Camera di Monte Citorio. E' quanto emerge dall'esame preliminare effettuato dalla V commissione della Camera, lo scorso 17 ottobre, dopo la trasmissione del testo al Parlamento da parte del governo.

Ciò significherebbe un primo arresto al progetto di riorganizzazione dell'attuale struttura su cui si basa il Dipartimento del Tesoro, volto a rispondere alle grandi sfide che il nostro paese deve affrontare nella programmazione dei fondi europei. Ma la partita è tutt'altro che conclusa.

Per fare luce sulla natura di quest'agenzia, FASI.biz ha intervistato una fonte molto autorevole interna al Dipartimento del Tesoro: "L'agenzia risponde alla raccomandazione del Consiglio europeo, secondo cui l'Italia sta facendo bene nel recupero del grave ritardo nell'utilizzo dei fondi, ma anche che questo lavoro rischia di essere compromesso dall'inadeguata capacità istituzionale e amministrativa. Né la PA centrale, locali, né le regioni, nè gli enti locali, al momento, sono sufficientemente attrezzati a seguire queste politiche. Queste politiche hanno bisogno di amministrazioni che lavorino per obiettivi e per funzioni, non per competenze ministeriali. E' difficile diffondere questa nuova cultura che fatica a radicarsi nelle amministrazioni tradizionali. L'obiettivo che ci siamo posti con questo progetto è l'orientamento ai risultati: anche le strutture devono avere una missione: non che il DPS ne sia privo, ma ad oggi la sua missione appare sacrificata".

Continua la fonte, che preferisce non rivelare l'identità: "Il problema è quello del cosiddetto avvalimento del DPS: da un lato, infatti, il Dipartimento risponde al Ministro per la Coesione territoriale (Barca), dall'altro risiede da parecchi anni presso il Ministero dello Sviluppo economico (attualmente presieduto da Passera). Una struttura che, invece, dovrebbe avere una sua identità ben definita.

Cosa manca al DPS? "Il Dipartimento ha sofferto di un indebolimento progressivo, dovuto a una logica di risparmio su cui non si discute, ma allo stesso tempo ha bisogno di potersi riorganizzare. Per farlo c'è bisogno del modello tipico dell'agenzia. Le funzioni, insomma, saranno le stesse. La struttura prevista si basa sull'auto-organizzazione non demandata a troppi livelli di normazione: essa rappresenterà un modello organizzativo sicuramente più flessibile. L'agenzia sarà vigilata da un ministro e quindi sarà parte integrante della PA, non potrebbe essere altrimenti. Queste politiche non possono rispondere solo ai tecnici: muoiono se viene a mancare l'indirizzo politico da cui, sia chiaro, non vogliamo affrancarci. Come tutte le agenzie, risponderà a un modello normato dalla legge, che prevede un direttore generale e dei direttori centrali.

Insomma, se andrà in porto, l'agenzia farà quel che avrebbe fatto il DPS:

  • indirizzerà e coordinerà la stesura della programmazione delle risorse,
  • condurrà il negoziato con la Commissione europea e
  • continuerà ad occuparsi della chiusura dei programmi 2007-2013 (che durano fino al 2015),
  • oltre che della futura programmazione che ci porterà al 2020".

Chiediamo alla fonte di commentare l'alt di Monte Citorio. "La sua sorte – risponde - è ovviamente legata al ddl Stabilità e al Parlamento, che lo deve discutere e condividere".