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East forum 2012Rappresentanti della politica, dell'economia reale, della finanza e dell'università. Tutti riuniti a Roma in occasione dell'East Forum 2012, organizzato da Unicredit in collaborazione con Ocse e la rivista East. Al centro le due temi: politica industriale e innovazione, analizzati dal punto di vista dei protagonisti del mondo economico, imprenditoriale e politico. E proposte concrete per uscire dalla crisi, a partire da 2 miliardi di euro che Unicredit mette a disposizione dei giovani per avviare 30.000 start-up

Nuovi approcci per la politica industriale

Questo il titolo del forum organizzato da Unicredit. In primo piano la politica industriale, appunto, “quella seria e decente, che nessuno può criticare”, che “richiede un impegno enorme”, come ha spiegato l'ex premier Romano Prodi aprendo i lavori. L'obiettivo posto da Prodi è ambizioso: capire come la politica industriale si sta evolvendo e creare “sinergie che sono essenziali e indispensabili per il futuro”. In Italia come in Europa: “serve una struttura di coordinamento europea, strutture di ricerca e una spesa tre volte tanto per scuole tecniche e professionali” ha concluso Prodi.

Per farlo serve “un salto culturale e tecnologico del sistema produttivo”, ha sottolineato Ivanhoe Lo Bello di Confindustria. Il problema dell'Italia, ha sottolineato Lo Bello, sta in “un deficit di mercato” che si traduce nell'assenza di un “potentissimo strumento di politiche industriali”.

Ricerca e innovazione

Questi gli ingredienti per uscire dalla crisi. E, si sa, l'Italia non brilla in fatto di investimenti in questi settori. Lo ha ben spiegato Mariana Mazzucato, docente di economia dell'università del Sussex: “il problema non è che l'Italia ha speso troppo ma che ha speso nei settori sbagliati. Negli ultimi dieci anni questo paese non ha investito in ricerca e sviluppo”.

L'invito che la Mazzuccato manda all'Italia è quello di prendere esempio dai migliori, soprattutto in fatto di incentivi alla ricerca e all'innovazione. Negli Stati Uniti, ad esempio, è lo Stato il vero finanziatore del sistema; il venture capital è di aiuto, ma non è determinante nell'innovazione del paese. 

Le strategie di politica industriale dovrebbero puntare proprio sulla ricerca, in particolare a quella applicata. Così la pensa il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani: “in Europa abbiamo lavorato molto nel settore della ricerca” senza investire abbastanza in ricerca applicata all'industria. Il risultato è che ora altre industrie, come quelle “cinesi e giapponesi stanno utilizzando i risultati delle ricerche europee”.

E le banche? Cosa può fare una banca per supportare i propri clienti nell'innovare e fare ricerca? Questa la domanda da cui parte l'intervento di Federico Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit. Due i problemi di fondo: uno economico, perché innovare “è estremamente costoso”; l'altro, di dimensioni, “in Italia ci sono tante pmi” e per loro è ancora più difficoltoso fare innovazione. Per uscire dall'impasse, Ghizzoni mostra i plafond messi a disposizione da Unicredit. In primo luogo quelli per le start-up, destinati a finanziare, da qui al 2014, 30.000 aziende che partono da zero: 2 miliardi di euro disponibili attraverso incentivi a breve e medio termine a tassi di mercato e modulati sulle aspettative di reddito dell'azienda. Una scelta che Ghizzoni ha definito “importante e lungimirante”: in Italia “abbiamo bisogno di aziende nuove, giovani”, perché “puntare sui giovani significa di per sé fare innovazione”. 

A chiudere la giornata di lavori il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo, che ha tenuto a sottolineare l'importanza di un sistema in cui università, ricerca e mondo imprenditoriale parlino "la stessa lingua", un sistema aperto all'internazionalizzazione. A partire proprio dalla ricerca, auspica il ministro, dovrebbe aprirsi maggiormente agli stranieri cercando di attirarne in Italia un numero crescente.