Cosa prevede il Piano nazionale ripresa e resilienza per l’internazionalizzazione

Recovery plan made in ItalyIl Recovery fund Italia stanzia 2 miliardi per l’internazionalizzazione. Vaghe le informazioni presenti nel documento. Pare però che il governo punti a creare un Fondo dei fondi per generare un effetto leva, capace di moltiplicare le risorse pubbliche grazie all’apporto di altri soggetti.

Cosa prevede il Piano nazionale ripresa e resilienza?

Se chiaramente nel Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (PNRR) non potevano mancare risorse per l’internazionalizzazione, le informazioni presenti finora nel documento licenziato dal governo sono però piuttosto generiche.

Quello che per ora sembra chiaro sono: la dotazione (2 miliardi di euro), lo strumento principale che dovrebbe essere usato (un Fondo dei fondi) e gli obiettivi da raggiungere (miglior posizionamento delle imprese italiane nelle catene globali del valore, potenziamento e specializzazione delle filiere produttive, solo per citarne alcuni).

Non sembrano emergere invece informazioni sul rifinanziamento - tramite il Recovery - del Fondo 394-81 di SIMEST che nel 2020 ha ottenuto un successo di domande senza precedenti. Un nuovo stanziamento di risorse per il Fondo, certo, è già arrivato dalla Legge di bilancio 2021 dove sono stati allocati 1,55 miliardi di euro. Si tratta senza dubbio di un rifinanziamento corposo ma che, secondo l’audizione di novembre dell’AD di SIMEST Mauro Alfonso, sarebbe però “appena sufficiente a coprire le domande in eccesso giunte nel 2020” e che ha portato, lo ricordiamo, alla chiusura dello sportello per esaurimento delle risorse.

Il Fondo dei fondi per l’internazionalizzazione previsto dal Recovery fund Italia

Inserito nella componente 2 della Missione 1 “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” il Fondo dei fondi di cui si legge nel documento assumerebbe i tratti tipici di questa tipologia di strumenti, prevedendo un sistema “attraverso il quale le risorse stanziate sono conferite a fondi operativi specializzati per strumenti finanziari, rischi assunti e settori di intervento”. 

“Tale conferimento, unitamente a strumenti BEI e dell’UE e alla partecipazione al capitale e/o ai finanziamenti di intermediari finanziari e partner”, prosegue il testo “può rappresentare la dotazione che ogni singolo fondo utilizzerebbe per finanziare le iniziative di questo progetto”.

La strategia del Recovery plan per l’internazionalizzazione

Il progetto sarebbe quello “di sostenere le filiere industriali in particolare quelle che maggiormente hanno risentito degli effetti della crisi e quelle più avanzate dal punto di vista dell’innovazione e della sostenibilità ambientale, favorendone il rafforzamento anche al fine di migliorarne il posizionamento nelle catene del valore europee e globali e di ridurre la dipendenza da paesi terzi”.

La ratio della misura sarebbe quindi quella ormai seguita da tutte le politiche per l’internazionalizzazione che accoppiano il sostegno alla proiezione estera delle imprese, con quello all’innovazione (anche in chiave green), in un circolo virtuoso in cui i due fattori si rafforzano reciprocamente.

Rafforzamento delle filiere e patrimonializzazione

Per posizionarsi nei livelli più nobili delle catene globali del valore (CGV), però, è necessario anche sostenere processi di integrazione di filiera. “La frammentazione e le ridotte dimensioni - si legge infatti nel documento - hanno portato nel lungo periodo a problemi di competitività, soprattutto nei settori dove sono maggiormente rilevanti le economie di scala e la capacità di investimento”.

A questi problemi strutturali delle imprese italiane si stanno aggiungendo quelli causati dal Covid che ha “determinato situazioni di grave tensione patrimoniale e finanziaria in molte società”.

Il PNRR mira quindi a “incentivare le integrazioni e le interconnessioni tra le aziende nelle diverse fasi dei processi produttivi, favorendo, con strumenti idonei, anche processi di fusione e di patrimonializzazione”.

L’obiettivo è quindi quello di mettere in campo “un insieme di interventi che stimoli la qualità e la specializzazione nei processi di aggregazione delle filiere” per rafforzare una volta per tutte la proiezione internazionale del Sistema-Italia, minimizzando (se non risolvendo addirittura) l'annoso problema della dimensione ridotta della maggior parte delle nostre imprese.

Sostegno all’export dei prodotti Made in Italy

Spazio infine alla promozione all’estero dei nostri prodotti bandiera. Anche in questo caso le informazioni sono per ora molto generiche.

Il Piano però, si legge nel testo, rivolgerà anche una particolare attenzione “alle imprese che promuovono nel mondo i prodotti del Made in Italy, in particolare a quelle di minori dimensioni.

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