AV, porti e corridoi logistici: ecco gli investimenti infrastrutturali del Recovery per la mobilita’

Recovery plan e infrastruttureIn attesa del PNRR Draghi, grazie alle schede tecniche (del Conte 2) inviate in Parlamento e alle dichiarazioni di Giovannini, è possibile avere già un quadro dei principali interventi infrastrutturali presenti. Mentre sarebbero ancora aperte alcune partite con l’UE come i limiti per la manutenzione stradale, su tutto grava il fattore tempo.

Recovery Plan: nell'ultima bozza più investimenti e meno bonus

Mentre il governo Draghi è alle prese con la stesura definitiva del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (PNRR) che deve essere approvato entro il 30 aprile, tra schede tecniche, audizioni in parlamento e interviste rilasciate dal ministro Enrico Giovannini, i punti salienti della componente “infrastrutture” sembra vero ormai abbastanza sicuri.

Partiamo dalle cifre e dai programmi. Per e infrastrutture ci dovrebbero essere a disposizione 32 miliardi di euro che saranno usati per lo sviluppo dell’alta velocità (AV); la realizzazione del Piano “Porti d’Italia”; la digitalizzazione di aeroporti e sistemi logistici. Grazie alle schede tecniche, si hanno adesso più informazioni sugli importi per le singole opere, così come per i soldi che andranno al Sud, precisati anche da Giovannini in audizione alla Camera.

A queste, si aggiunge la quarta componente (già prevista dall’attuale bozza di PNRR) che riguarda la messa in sicurezza e il monitoraggio digitale di strade, viadotti e ponti. Attualmente sulla base del principio del “Do no significant harm”, come ha spiegato Giovannini, dal PNRR sono esclusi strade, aeroporti e interporti ad eccezione di quegli interventi che servono per trasformare le infrastrutture esistenti in senso digitale e di compatibilità ambientale. Ma, come ha spiegato Giovannini dalle colonne del Sole24Ore, forse si potrebbe arrivare ad una “eccezione per le aree interne dove, non essendo possibile costruire ferrovie Av o regionali, bisogna migliorare il sistema stradale per connetterle a punti di snodo di sistemi di mobilità più sostenibili”, ampliando in tal modo il set di interventi finanziabili.

La questione “tempo” nel PNRR

Prima di passare all’elenco delle principali opere che verranno finanziate nel PNRR, è bene fare alcune proiezioni su come sarà affrontato il principale dei problemi del PNRR: i tempi stretti per la sua realizzazione.

Dopo aver chiarito che il Piano si sta redigendo sulla base delle Linee guida della Commissione che chiedono di indicare riforme strutturali, obiettivi chiari, target e milestone, Giovannini ha spiegato che entro il 2026 i risultati vanno raggiunti in termini concreti, non finanziari. Parliamo dunque di treni in funzione, autobus sostituiti e porti più efficienti. Obiettivi che non solo ci impongono letteralmente di dimezzare i tempi solitamente necessari per realizzare gli interventi, ma anche di cambiare le modalità di lavoro della PA. 

Per quanto riguarda i punti su cui di partenza, le buone notizie sono sostanzialmente due: la prima è che la parte infrastrutturale del Piano è attualmente una delle migliori, “anche perché è stata elaborata insieme ad eccellenze italiane, come Ferrovie e Anas” e grazie alla Struttura tecnica di missione del ministero “che ha professionalità molto qualificate” al suo interno, ha spiegato il ministro. La seconda è che nel Piano “ci sono progetti specifici già ben identificati” a cui corrispondo soggetti attuatori reali. Un dato non irrilevante, che permette infatti di “intervenire per rafforzare le stazioni appaltanti che saranno chiamate in causa”.

Dal punto di vista operativo, inoltre, Giovannini comunica di aver istituito all'interno del MIMS un sistema di monitoraggio settimanale sulla produzione normativa secondaria  e sugli atti di attuazione della normativa primaria, in modo da assicurare la velocizzazione dei processi. 

Inoltre, come nel caso di altre pubbliche amministrazioni, il ministro conferma la necessità di un investimento organizzativo in termini di risorse umane. Nonostante infatti le professionalità presenti nel ministero, l’innovazione delle tecniche costruttive, la technologie e i nuovi materiali richiedono una nuova iniezione di risorse umane fresche e qualificate. 

Infine, per quanto riguarda i tempi di approvazione delle opere, Giovannini ha confermato che è a lavoro con i colleghi Cingolani e Franceschini per velocizzare passaggi come la VIA e la VAS, senza però compromettere i beni paesaggistici e naturali.

Le infrastrutture nel Recovery Plan italiano

Entrando nel merito del Piano, il tema “infrastrutture” si rintraccia principalmente in due delle sei missioni del Piano. La missione n. 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, con i fondi per il trasporto rapido di massa (TPL), il contrasto al dissesto idrogeologico, l'efficienza energetica del patrimonio edilizio (incluso quello pubblico) e le infrastrutture idriche.

E la missione n. 3 “Infrastrutture per una mobilità sostenibile” che punta invece a completare entro il 2026, “una prima e significativa tappa di un percorso di più lungo termine verso la realizzazione di un sistema infrastrutturale moderno”, spiega il Piano, “aggiungendo risorse a progetti già esistenti e accelerandoli, nonché introducendone di nuovi”.

L'obiettivo è infatti quello di realizzare e completare opere che fanno parte di progetti infrastrutturali europei o che vadano a colmare lacune che hanno sin qui penalizzato lo sviluppo economico del Paese e, in particolare, del Mezzogiorno e delle Isole. Per far ciò la missione prevede due componenti:

28,3 miliardi per le grandi linee di comunicazione

La prima componente della terza missione del PNNR potrà contare su 28,3 miliardi di euro. Grazie alle informazioni delle schede tecniche, si vede che gli investimenti ferroviari al Sud sono stimati tra il 45-50% del totale degli investimenti del Recovery Plan e che l’investimento attraverso i Fondi FESR sarà complementare ai primi, per finanziare linee regionali.

Cinque le proposte di interventi infrastrutturali previste. Anzitutto l’alta velocità e la velocizzazione della rete per passeggeri e merci, per favorire la connettività del territorio ed il passaggio del traffico da gomma a ferro sulle lunghe percorrenze. In questo ambito rientrano interventi ampiamente previsti, come la conclusione della direttrice Napoli-Bari o la linea Palermo-Catania-Messina, inseriti anche tra le opere commissariate per accelerarne la realizzazione. All’alta velocità si aggiungono poi altre quattro direttrici di investimento:

  • il completamento dei corridoi ferroviari TEN-T e quello delle tratte di valico;
  • il potenziamento dei nodi e delle direttrici ferroviarie;
  • la riduzione del gap infrastrutturale Nord-Sud a favore delle regioni meridionali.   

Spazio inoltre ad una grande stagione di interventi di messa in sicurezza della rete stradale, con interventi che prevederanno una forte componente di ammodernamento tecnologico e la messa in campo di un sistema di monitoraggio digitale avanzato per una maggiore sicurezza delle infrastrutture stradali a fronte dei rischi sismici, di dissesto e di incidentalità. Ma se si riuscisse ad ampliare il raggio d'azione sulla manutenzione stradale, in questo punto potremmo forse avere qualche novità.

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3,68 miliardi per intermodalità e logistica integrata

La seconda componente della missione n. 3 è invece quella che guarda alla logistica e in particolare al sistema portuale. “Il traffico merci intermodale in Italia è tipicamente terrestre, gomma-ferro, ma è inefficiente il collegamento con il traffico marittimo”, si legge infatti nel documento. “Considerando che i terminali dei corridoi ferroviari merci sono spesso dei porti, risulta dirimente, ai fini di un rapido collegamento fra la linea ferroviaria e l’infrastruttura portuale, per migliorare la competitività dei porti italiani, la realizzazione del cosiddetto “ultimo miglio”.

A causa delle inefficienze del settore, le nostre imprese pagano, infatti, un extra costo della logistica superiore dell’11% rispetto alla media europea”, illustra la bozza di PNNR. Un fardello troppo pesante per lo sviluppo economico di tutto il Paese, anche a luce di quel preoccupante -40,5% di traffico marittimo registrato nel secondo semestre 2020 dai nostri porti, a fronte di una media europea del - 17%.

In tale contesto, quindi, la seconda componente della Missione n. 3 attiene al miglioramento della competitività, capacità e produttività dei porti in chiave green:

  • considerando i porti non solo punti di transito, ma integratori del sistema mare-terra;
  • proponendo un’offerta logistica efficace ed affidabile per i trasporti inland da/per le destinazioni finali;
  • creando una massa critica che consenta economie di scala ed efficienze in termini ambientali, e sviluppando i traffici verso l’area geograficamente a Nord delle Alpi;
  • realizzando una serie di interventi sistemici, l’accessibilità portuale e dei collegamenti ferroviari e stradali con i porti (ultimo miglio);
  • migliorando la situazione ambientale e riducendo le emissioni climalteranti dei porti (riducendo le emissioni inquinanti da combustibili fossili sia degli edifici, che degli impianti, che dei mezzi di servizio sia terrestri che navali).

Infine anche in questo caso, tra gli interventi previsti figurano alcune opere finite nell'elenco commissari straordinari ai sensi del decreto Sblocca Cantieri, come la realizzazione della nuova diga foranea di Genova, necessaria per consentire la navigazione a doppio senso e un bacino di evoluzione adeguato per le grandi navi operanti oggi nel porto ligure.

Consulta le schede tecniche del PNRR

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