Credito d'imposta affitti, sanificazione e acquisto DPI: quali incentivi per le imprese

Crediti d'imposta decreto Cura Italia - Photo by Tim Mossholder from PexelsOltre all'impatto economico, il coronavirus stravolge la vita di imprese, botteghe e negozi, costretti ad adattarsi alle nuove misure per garantire la sicurezza e ridurre il rischio di contagio. Per venire incontro alle loro esigenze esistono una serie di incentivi dedicati a sanificazione, acquisto di mascherine e DPI. Ecco come funzionano.

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Per contenere il contagio da coronavirus sono state imposte misure sempre più restrittive nei confronti dei cittadini e delle imprese, costringendo queste ultime a chiudere bottega, in molti casi, o a prendere misure eccezionali per garantire la continuità dei lavori. 

Con il decreto Cura Italia il Governo ha cercato di tendere una mano alle aziende attraverso una serie di misure, inclusi nuovi crediti d’imposta  rivolti ai soggetti esercenti attività d’impresa. Misure poi reiterate nel decreto rilancio.

Covid-19: gli incentivi per le imprese

Credito d’imposta affitti

Per i soggetti esercenti attività d’impresa, il Cura Italia ha previsto un credito d’imposta nella misura del 60% dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1.

Il bonus affitto non si applica alle attività definite essenziali, quelle cioè ricomprese nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020 ed è utilizzabile, esclusivamente, in compensazione. Detto in soldoni: il credito d’imposta sui canoni di affitto può essere richiesto solo dai locali commerciali interessati dalla chiusura forzata. Quindi, sono esclusi i supermercati, i punti vendita di generi alimentari, farmacie, edicole e tabaccherie.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione e non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive, non rileva ai fini del rapporto per il calcolo della deducibilità degli interessi e dei componenti negativi del reddito.

Il codice tributo per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta: il “6914” denominato “Credito d’imposta canoni di locazione botteghe e negozi - articolo 65 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18”. 

Il credito d'imposta per gli affitti torna anche nel decreto rilancio e si applica ai canoni di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati adattività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo. Il credito d'imposta è  del 60% ed è commisurato all'importo versato per i mesi di marzo, aprile e maggio, a condizione che si sia registrata una diminuzione del fatturato o dei compensi nel mese di riferimento di almeno il 50% rispetto allo stesso periodo 2019.

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Per le strutture alberghiere e agrituristiche il bonus affitti si applica indipendentemente dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d'imposta precedente. 

In caso di contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all'esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo, il credito d’imposta spetti nella misura del 30% dei relativi canoni.

Il credito d’imposta può essere usato esclusivamente in compensazione, successivamente all'avvenuto pagamento dei canoni, e non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell'imposta regionale sulle attività produttive. 

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Credito d’imposta per la sanificazione e l'acquisto di dispositivi di protezione

Il decreto Cura Italia, all’articolo 64, ha introdotto un credito d'imposta per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro, rivolto ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione.

Il credito d'imposta è pari al 50% delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro sostenute fino ad un massimo di 20mila euro per ciascun beneficiario.

Misura ampliata dal decreto liquidità, che ha esteso il credito d’imposta al 50% per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro anche all’acquisto dei dispositivi di protezione individuale, mascherine e occhiali. I criteri e le modalità di applicazione e fruizione del decreto saranno indicati con apposito decreto del Ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’Economia.  Sappiamo però che sarà riconosciuto fino all’esaurimento dell’importo massimo di 50 milioni di euro per il 2020. 

Il provvedimento torna anche nel decreto rilancio: per le persone fisiche esercenti arti e professioni, degli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo del settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti è previsto un credito d'imposta del 60% delle spese sostenute fino al 31 dicembre 2020, fino all’importo massimo di 60.000 euro.

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Le spese ammissibili devono riguardare:

  • a) sanificazione degli ambienti nei quali i soggetti svolgono la propria attività lavorativa ed istituzionale e degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività;
  • b) acquisto di dispositivi di protezione individuale, quali mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;
  • c) acquisto di prodotti detergenti e disinfettanti;
  • d) acquisto e installazione di dispositivi di sicurezza diversi da quelli di cui alla lettera b, quali termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;
  • e) acquisto e l’installazione di dispositivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi. 

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Credito d'imposta per l'adeguamento degli ambienti di lavoro

Per far fronte alle spese necessarie per la riapertura in sicurezza delle attività è previsto un credito di imposta per adeguare gli ambienti di lavoro pari al 60% delle spese sostenute nell’anno 2020, per un massimo di 80mila euro.

La platea dei soggetti possibili beneficiari del credito d’imposta sono gli operatori con attività aperte al pubblico, tipicamente, bar, ristoranti, alberghi, teatri e cinema

Fra gli interventi ammissibili figurano: 

  • interventi edilizi per il rifacimento di il rifacimento spogliatoi e mense, la realizzazione di spazi medici, di ingressi e spazi comuni;
  • acquisto di arredi di sicurezza;
  • investimenti di carattere innovativo quali lo sviluppo o l’acquisto di tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa e le apparecchiature per il controllo della temperatura dei dipendenti.

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Poiché in questa fase non possono essere identificati tutti i soggetti e tutte le categorie di investimenti necessari alla riapertura, si prevede che con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con quello dell’Economia e delle finanze, possano essere identificati ulteriori soggetti aventi diritto e investimenti ammissibili all’agevolazione.

Il credito d'imposta è cumulabile con altre agevolazioni per le stesse spese ed è utilizzabile in compensazione. Ammessa la possibilità di cedere il credito ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari. 

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Cessione dei crediti d'imposta 

Il decreto rilancio prevede la possibilità, fino al 31 dicembre 2021 e in via sperimentale, di cedere i crediti d’imposta previsti da disposizioni introdotte per fronteggiare l’emergenza da coronavirus.

I cessionari potranno utilizzare il credito anche in compensazione; la quota non fruita nell’anno non è sfruttabile negli anni successivi e non può essere richiesta a rimborso. Le modalità attuative con un provvedimento delle Entrate.

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