Recovery fund: Commissione UE a lavoro sulle linee guida per i governi

Ursula von der Leyen - European Union, 2020 - Source: EC - Audiovisual Service - Photographer: Etienne AnsotteLa Commissione europea ha avviato la preparazione delle linee guida che aiuteranno gli Stati membri a preparare i Piani nazionali di ripresa e resilienza per accedere alle risorse del Recovery fund.

Recovery Fund: le linee guida del Governo per utilizzare i fondi europei

Proseguono i lavori delle istituzioni europee per affrontare la ripresa dalla crisi del Coronavirus e risollevare l'economia del sistema Europa. 

Nella sua prima riunione il board sul Recovery fund, composto dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, dai tre vicepresidenti esecutivi (Dombrovskis, Vestager e Timmermans) e dal commissario all'Economia Paolo Gentiloni, si è dato come proposito quello di fornire ai governi informazioni precise su come perseguire gli obiettivi di transizione verde e digitale, attraverso i progetti finanziati dalle risorse del Recovery fund.

Le linee guida, che saranno presentate nelle prossime settimane, spiegheranno ai Paesi membri anche quali saranno i criteri che la Commissione utilizzerà nella valutazione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza, così da garantire loro una base coerente agli obiettivi UE sulla quale preparare i propri progetti. 

A partire da ottobre, i governi possono già inviare le loro bozze di piani, anche se in realtà la valutazione ufficiale partirà da gennaio, visto che l'accordo sul Recovery fund e il bilancio pluriennale 2021-27 deve essere ancora approvato in via definitiva dal Consiglio e sarà operativo, nella migliore delle ipotesi, il 1° gennaio 2021.

Quindi, è dai primi giorni del prossimo anno che i Recovery plan dovranno arrivare a Bruxelles. Successivamente, l'Esecutivo europeo avrà poi due mesi di tempo per valutarli, e il Consiglio un mese per dare il suo via libera. Entro tre mesi dalla presentazione, quindi, dovrebbero cominciare ad arrivare i fondi europei

Gentiloni: usare Recovery Fund per riforme e investimenti

Corte Conti UE: i Recovery plan devono perseguire obiettivi europei

Intanto un parere pubblicato dalla Corte dei conti europea sottolinea l’importanza dei Piani nazionali per la ripresa e la resilienza al fine di assicurare che le risorse dell’UE siano dirette al conseguimento degli obiettivi generali comunitari in materia di coesione, sostenibilità e digitalizzazione e siano ben coordinate con altre forme di sostegno fornite a livello nazionale.

"Il dispositivo per la ripresa e la resilienza è fondamentale per rendere rapidamente disponibili i finanziamenti necessari a sostenere la ripresa e a migliorare la resilienza delle nostre economie nazionali. Ciascuno Stato membro dovrà fare la propria parte, stabilendo un’agenda per le transizioni verde e digitale, gli investimenti e le riforme", ha dichiarato Ivana Maletić, il membro della Corte responsabile per il parere.

"Si tratta di un’occasione per dimostrare che l’UE è veramente in grado di ottimizzare l’impiego delle risorse. Per farlo, dobbiamo però prestare la massima attenzione affinché queste siano effettivamente assegnate là dove possono contribuire al raggiungimento degli obiettivi ambiziosi che l’UE si è posta. Sapremo così sfruttare al massimo le potenzialità del dispositivo per la ripresa e la resilienza", ha aggiunto Maletić.

La logica di spesa del dispositivo mira a fornire sostegno ad ampi programmi di riforma e di investimento sulla base dei progressi conseguiti rispetto ai target intermedi, invece di rimborsare le spese sostenute per specifici programmi e progetti, come avviene nel caso dei fondi strutturali dell’UE.

Secondo la Corte, il collegamento tra il dispositivo e gli obiettivi europei - come la convergenza economica, il Green Deal e la trasformazione digitale - potrebbe essere rafforzato introducendo, ad esempio, indicatori comuni obbligatori, stabilendo così un nesso diretto tra i target intermedi e finali dei singoli piani per la ripresa e la resilienza e i relativi obiettivi.

Viene apprezzato il fatto che il dispositivo sia basato su procedure esistenti, come il regolamento recante disposizioni comuni (RDC) e il semestre europeo, il che agevola le sinergie e riduce gli oneri amministrativi sia a livello nazionale che dell’UE. Inoltre, il previsto dialogo con gli Stati membri consente la flessibilità necessaria ad affrontare situazioni specifiche. 

Tuttavia, l’elaborazione in contemporanea dei Piani per la ripresa, dei Programmi operativi e dei Programmi nazionali di riforma potrebbe essere problematica per gli Stati membri, e chiede una semplificazione delle procedure. La Corte sottolinea, inoltre, la necessità di orientamenti adeguati e di un appropriato coordinamento per evitare sovrapposizioni con altre fonti di finanziamento UE.

Secondo la Corte, infatti, è difficile valutare l’adeguatezza degli importi finanziari proposti per far fronte alle conseguenze di una crisi ancora in corso. Anche se il dispositivo è stato introdotto in risposta alla conseguenze a medio e lungo termine della pandemia, la proposta ripartizione dei contributi finanziari agli Stati membri è basata in larga misura sulla situazione pre-Covid. Di conseguenza, quattro dei dieci Stati membri che ricevono la quota più consistente delle sovvenzioni del dispositivo dovrebbero, in base alle previsioni, registrare nel 2020 un calo del PIL meno consistente rispetto alla media UE pari a circa il 7%.

Inoltre, il meccanismo di ripartizione riflette solo in parte l’obiettivo del dispositivo di promuovere la coesione economica, sociale e territoriale dell’Unione migliorando la resilienza e sostenendo la ripresa. Oltre due terzi delle sovvenzioni del dispositivo sono in effetti destinati ai 14 Stati membri con un PIL pro capite 2019 pari ad almeno il 90% della media UE, e solo un quarto circa agli otto Stati membri con un PIL pro capite nel 2019 inferiore al 75% della media UE. 

Infine, la Corte sottolinea la necessità che la Commissione e gli Stati membri adottino misure incisive ed efficaci contro frodi e irregolarità, per far sì che il sostegno dell’UE venga utilizzato per le finalità perseguite. Sono state rilevate, infatti, alcune debolezze nelle procedure di monitoraggio e rendicontazione prospettate.

Per quanto riguarda le disposizioni in materia di governance e audit, la Corte ritiene necessario definire esplicitamente il ruolo del Parlamento europeo nella procedura di bilancio, nonché i diritti di audit della Corte, per far sì che al dispositivo si applichino gli stessi princìpi di rendicontabilità e trasparenza previsti per il bilancio generale dell’UE. 

Recovery Fund: quando, come e per cosa l'Italia spendera' i fondi UE? 

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